Il misterioso Gustave Le Rouge




«Come sempre quando gli si parlava di un delitto, soprattutto di un omicidio cruento, per esempio di un assassinio sulle scale con sangue, molto sangue che filtra sul pianerottolo, sotto una porta, e gocciola di gradino in gradino, Le Rouge, che già non era molto colorito, diventava livido. La sua mano sinistra veniva presa da un tremito, si tirava nervosamente le labbra che sporgeva in avanti, o succhiava una matita. I suoi occhi a palla sbigottivano. Vedevano la scena e, a poco a poco, un sorriso s’irradiava su tutta la sua faccia. Allora cominciava a interrogare febbrilmente, non stava più fermo, facendosi precisare mille particolari».

Questa istantanea di Gustave Le Rouge nella redazione del «Petit Parisien», per il quale lo scrittore occasionalmente seguiva la cronaca nera, è stata scattata da Blaise Cendrars, che di Le Rouge era un estimatore fanatico. Non che fosse il solo. Oggi pressoché dimenticato, Le Rouge era infatti, all’inizio del Novecento, un autore popolarissimo, e questo nonostante gran parte delle sue 312 opere fosse circolata in forma semiclandestina, come cioè «un semplice foglio stampato piegato in quattro, otto, sedici, e venduto dagli strilloni all’ingresso della metropolitana il sabato sera».

Del tutto inabile a badare a sé, Le Rouge non era quel che si dice un beniamino degli editori – o forse sì. Per Il misterioso dottor Cornelius, ad esempio, si era fatto pagare 400 franchi, rinunciando a qualsiasi percentuale sugli incassi. Una decisione avventata, per un libro tradotto in 32 lingue e che, nel solo Canada francofono avrebbe venduto, nel 1912, 800.000 copie. Ma 400 franchi, del resto, era quanto bastava per comprare a sua moglie Marthe, una cavallerizza da circo sfregiata e pervicacemente sadica, un armadio a specchio – uno dei 19 che affollavano la loro villetta di Saint-Ouen, nel cui giardino passeggiava, indifferente agli schiamazzi della coppia, un tucano.

A questa sceneggiatura in sé perfetta, Cendrars tentò per anni di apportare le proprie modifiche. Prima ritagliò – fisicamente – alcune frasi dal capolavoro di Le Rouge, le compose in strofe e le pubblicò, attribuendole a entrambi, sotto il titolo Les poèmes du Docteur Cornélius. Poi scongiurò l’amico di cedergli i diritti cinematografici del libro, dal quale era sicuro – non a torto – di poter estrarre il più grande kolossal di tutti i tempi. Invano. Dopo aver scarabocchiato il suo assenso sul retro di una busta, Le Rouge supplicò Cendrars di non tenerne conto, geloso com’era dei suoi miliardari onnipotenti e feroci, delle sue contorsioniste di night club, del suo scultore di carne umana. O forse voleva soltanto tornare ai suoi libri – da Ditemi il vostro colore e vi dirò chi siete a Reims sotto gli obici tedeschi fino a quel 100 modi per cucinare gli avanzi che Cendrars giudicava il migliore – e al suo assenzio, che scioglieva una conversazione nella quale sempre, prima o poi, brillava qualcosa di prezioso: «una brace stellata, una fumarola magica, un paracadute incantatore di carta velina».

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