Ritratto di un neurologo

Da qualche tempo – e per la precisione da quando ha scritto Zio Tungsteno, il suo libro più diretto e personale – Oliver Sacks sta volgendo il proprio sguardo clinico al caso forse più indecifrabile ed enigmatico mai incontrato nella sua lunga carriera: se stesso. Lo faceva già Freud – suo maestro di stile –, senza tuttavia venir mai meno a un ritegno che invece a volte l’ultimo Sacks – quello del Caso di Anna H. – sembra voler abbandonare, nella convinzione che si debba tornare all’origine, quando «al centro dell’arte del guarire c’era uno scambio di storie». E in effetti accostando il ritratto che Sacks ci offre di una sua paziente a quello dello stesso Sacks – e delle sue multiformi vite –disegnato da un brillante giornalista, Steve Silberman, si ha la sensazione di intuire in cosa consista la psicopatologia della vita quotidiana, e come vada affrontata: prima di tutto, come «un intreccio di storie fittamente interconnesse».


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Oliver Sacks, Il caso di Anna H.
Steve Silberman, Nella mente di Oliver Sacks