
L’espressione «fog of war» indica, nel gergo giornalistico,
la cortina fumogena di informazioni non verificate che le forze in campo
innalzano per nascondere i fatti, e che produce in genere quella fantasmagoria
irreale di voci, impressioni e opinioni di cui traboccano, in questi giorni,
i media.
Contro questa strategia antichissima, ma sempre più perfetta, sembrerebbe
non esistere difesa – eppure l’eccezionale testimonianza appena
inviataci da Tim Judah dimostra che la nebbia, forse, può diradarsi,
e che quanto sta avvenendo a Baghdad ha in fondo un senso, una forma, una
realtà.